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MD, primo discount italiano a investire sul vino dealcolato a marchio proprio – BASSO VOLUME Salta al contenuto principale

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MD, primo discount italiano a investire sul vino dealcolato a marchio proprio

Ha iniziato con uno spumante dealcolato 0% con risultati di vendita significativi: la rotazione a scaffale è di una bottiglia di alcohol free ogni 10 di Prosecco di pari fascia di prezzo. Interesse anche verso le altre categorie NoLo, dal vino a bassa gradazione alle birre, ormai consolidate, ai ready to drink.

Tempo di lettura: 3 min

MD è il primo discount italiano ad aver proposto, già dal 2024, un vino alcohol free a marchio proprio. Si tratta di ZeroAlcohol, uno spumante dealcolato da uve italiane. Abbiamo chiesto a Marco Usai, wine specialist di MD come viene gestita questa referenza nel punto di vendita e con che risultati.

Come viene posizionato a scaffale?

Insieme agli altri spumanti, anche se siamo consapevoli che si tratta di un prodotto che appartiene a una nuova famiglia, con caratteristiche e finalità proprie e richiede un posizionamento dedicato che ne valorizzi identità e funzione.

In che fascia di prezzo si colloca?

Il mercato del vino sta già vivendo una grande difficoltà, quindi, nonostante la lavorazione che questi prodotti richiedono, si colloca nella fascia 3-5 euro. Tra l’altro nel mercato off-trade le quotazioni del vino sono rimaste abbastanza stabili e non hanno subito particolari picchi inflattivi. A questo si aggiunge la nostra filosofia d’insegna: il prezzo deve essere sempre quello giusto. Il rapporto qualità-prezzo è il nostro elemento di forza e credibilità, quindi non applichiamo sovrapprezzi inutili o speculativi. Di conseguenza questo prodotto lo proponiamo a 3,99 euro e abbiamo utilizzato anche la leva promozionale offrendolo a 2,99 euro per invogliare il consumatore a provarlo.

Che riscontro avete avuto in termini di vendite?

Siamo al terzo anno di presenza a scaffale e abbiamo deciso di tenerlo ancora a scaffale. Per il nostro modello di business la rotazione è tutto, se un prodotto non gira, va fuori assortimento. Gestiamo un catalogo asciutto di circa 150 etichette di vino, non abbiamo gli assortimenti degli ipermercati che ne contano migliaia. Il prodotto deve quindi giustificare la sua presenza con i giusti volumi, pur aiutandoci a dare un servizio al cliente e ad allargare l’offerta. E sta andando discretamente, sempre considerato il contesto del mercato a cui si riferisce: parliamo di diverse decine di migliaia di bottiglie all’anno (circa 35-40mila bottiglie). Per fare un confronto, il mondo del Prosecco per noi sviluppa rotazioni altissime, oltre il milione di pezzi complessivi. Se prendiamo come metro di paragone un Prosecco base di fascia media, la nostra referenza 0.0% registra un rapporto di rotazione di circa 1 a 10, che per una novità di questo tipo è un risultato non da poco.

Oltre al vostro spumante a marchio privato, avete in assortimento altri vini low o no alcohol?

Al momento no, ma stiamo ragionando per aprire a breve la categoria dei low alcohol. Stiamo aspettando l’adeguamento dei disciplinari di tutela per scegliere il prodotto giusto: guardiamo con interesse, ad esempio, al lavoro del Garda Doc, che ha allargato alla produzione a 9% vol., e allo stesso consorzio del Prosecco. Vogliamo essere pronti sull’innovazione e caratterizzarci come una cantina dinamica; quando la categoria sarà pronta con volumi costanti da parte dei produttori, il nostro cliente saprà di poter trovare da noi la novità anche nel segmento a bassa gradazione.

Allargando lo sguardo al mondo delle bevande pronte e degli aperitivi, come sta andando il segmento ready to drink?

Sono categorie che stanno andando bene. In MD oltre l’80%% dei prodotti a scaffale è a marchio del distributore o a marchio di fantasia a uso esclusivo. Quando vediamo che una categoria funziona, sviluppiamo il nostro prodotto dedicato: stiamo infatti lavorando a progetti per ready to drink del mondo aperitivo (come Spritz e Hugo) a marchio nostro per intercettare questo trend.

Ci sono invece categorie analcoliche che mostrano più resistenza?

Nelle categorie dei liquori e distillati analcolici (come i gin 0.0%) riscontriamo qualche perplessità. Nonostante i grandi marchi abbiano lanciato referenze importanti su cui spingono molto, il consumatore della grande distribuzione e del discount in particolare non sembra ancora del tutto pronto a questo approccio. È una categoria che probabilmente trova il suo spazio naturale nell’on-trade nella mixology.

Per quanto riguarda il comparto delle birre, quale linea seguite?
Il mercato della birra per noi è un segmento consolidato che garantisce volumi importanti e continuità. Rispondendo alle logiche del discount, che lavora su assortimenti asciutti ad altissima rotazione, la nostra offerta principale è concentrata su poche referenze chiave stile Lager/Pils (3 formati in lattina, di cui una radler e uno in bottiglia di vetro, quest’ultimo scelto per offrire un’esperienza di consumo più tradizionale legate al gesto dello stappare). Anche per la birra vale la stessa scelta espositiva usata per il vino: le proposte analcoliche non hanno un reparto separato, ma vengono collocate direttamente nello scaffale di categoria insieme a tutte le altre birre.

© Riproduzione riservata

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