Il mercato dell’alcol dimezzerà i volumi entro il 2050 – BASSO VOLUME Salta al contenuto principale

BASSO VOLUME

Il mercato dell’alcol dimezzerà i volumi entro il 2050

Non si tratta di una crisi passeggera, ma di un reset strutturale e irreversibile. L’ultimo white paper di Roland Berger evidenzia come il futuro del comparto dipenderà da due nuovi terreni competitivi: “Alco-Tech” e “Alco-Politics”.

Tempo di lettura: 3 min

Il calo dei consumi di alcol a livello globale non è una fluttuazione ciclica del mercato, bensì un trend strutturale e permanente. Nello scenario più severo, gli analisti stimano che i consumipotrebbero addirittura dimezzarsi entro il 2050. Il dato viene diffuso dalla seconda edizione dello studio The Future of Alcohol firmata dalla società di consulenza strategica Roland Berger e pubblicata a maggio 2026,

A guidare questa contrazione senza precedenti sono molteplici fattori convergenti: una crescente consapevolezza verso la salute e il benessere, il cambio valoriale delle nuove generazioni, la scarsità idrica globale e l’irrigidimento delle normative internazionali.

L’alcol si trova oggi su una traiettoria speculare a quella del tabacco in Giappone, dove la combinazione tra forti aumenti della tassazione e l’avvento di alternative tecnologiche ha ridotto il mercato delle sigarette tradizionali del 74,5% tra il 2000 e il 2024.

Si accentua la polarizzazione del mercato

Nonostante la decrescita dei volumi complessivi, lo studio conferma la forte resilienza del segmento luxury e la rapida polarizzazione del mercato. Da un lato assisteremo alla contrazione dei prodotti di massa, dall’altro la fascia premium e ultra-premium manterrà una redditività sostenibile, trainata da consumatori disposti a spendere di più per prodotti legati a concetti di provenienza, iper-personalizzazione e status. La struttura competitiva del mercato dell’alcol evolverà verso tre macro-gruppi: player di nicchia nel lusso (spesso sponsorizzati da celebrity), OEM (produttori conto terzi) ad alto valore aggiunto e i primi 5 grandi gruppi di brand globali.

Per sopravvivere e prosperare in un mercato stabilmente più piccolo, Roland Berger indica alle aziende due leve di business su cui investire fin da subito: l’Alco-Tech e l’Alco-Politics.

Alco-Tech, la fermentazione come piattaforma e l’IA come sommelier

In questo nuovo scenario, la tecnologia smette di essere un semplice strumento per tagliare i costi operativi e diventa il vero motore della crescita aziendale. L’agenda tecnologica tracciata da Roland Berger si muove lungo due direttrici parallele: l’innovazione biologica e l’intelligenza digitale. Sul fronte biologico, il lievito si sta evolvendo da comune ingrediente a vera e propria piattaforma biotecnologica proprietaria. Manipolando i ceppi di lievito, le aziende riescono oggi ad azzerare il grado alcolico per esempio delle birre, mantenendo l’esatta equivalenza aromatica del prodotto tradizionale, risolvendo una volta per tutte il problema del gusto e al contempo generano ricavi secondari in settori adiacenti come l’agritech e la cosmetica, proprio come dimostra il colosso Asahi che ricava bio-stimolanti agricoli dalle pareti cellulari dei lieviti esausti. Parallelamente, i sistemi evoluti di intelligenza artificiale e le nuove app di flavor pairing non si limitano più ai vecchi abbinamenti standard, ma analizzano in tempo reale variabili complesse come l’umore dell’utente, i dati biometrici, il meteo e il contesto sociale per suggerire la bottiglia giusta. Questo impatto digitale si riflette con forza anche nel B2B, dove l’integrazione con il commercio agentico permetterà presto il riassortimento predittivo e completamente automatizzato delle cantine dei clienti in base ai pattern di consumo rilevati sul territorio.

Alco-Politics, diventare co-autori del bere responsabile

Storicamente, l’industria dell’alcol ha adottato una postura difensiva nei confronti delle regolamentazioni (lobbying contro i divieti, richieste di proroghe, gestione della compliance come puro centro di costo). Roland Berger avverte: questo approccio è commercialmente morto. Le aziende leader devono passare all’offensiva, diventando “architetti” e co-autori degli standard del cosiddetto healthy alcohol (alcol salutare/responsabile), anticipando i governi e costringendo i competitor a inseguire su un terreno già normato dai pionieri.

L’approccio politico dovrà necessariamente declinarsi su base geografica.

In Europa Il focus è la leadership nello sviluppo degli standard di etichettatura ecologica e nutrizionale (sulla scia del successo dell’iniziativa Eco Beauty Score nel mondo cosmetico, avviata da grandi player per definire un metodo scientifico comune).

In Nord America, con l’avvento di iniziative federali come la linea MAHA (Make America Healthy Again), l’applicazione delle restrizioni è frammentata e varia da Stato a Stato. La strategia vincente richiede un’interlocuzione politica mirata a livello locale/statale, per poi scalare a livello federale.

In Asia nei mercati emergenti la regolamentazione è meno stringente rispetto all’Occidente, ma la spesa pubblicitaria rispetto al Pil è decisamente più alta e la risposta dei consumatori alle campagne di brand-building è fortissima. Qui la finestra di opportunità consiste nel plasmare la domanda e il posizionamento dei prodotti attraverso il marketing prima dell’arrivo di inevitabili restrizioni legislative.

© Riproduzione riservata

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