Le birre analcoliche possono competere con le versioni tradizionali in termini di sapore e altre caratteristiche sensoriali? Per rispondere a questa domanda, Altroconsumo ha condotto un testo d’assaggio al buio di cinque coppie di birre bionde dei marchi più venduti nei supermercati, presentando agli esperti sia la versione analcolica che quella tradizionale. Le birre selezionate includono i marchi più venduti di birre bionde “classiche” e le rispettive versioni analcoliche, disponibili nella grande distribuzione. I marchi coinvolti sono: Moretti, Heineken, Peroni Nastro Azzurro, Birrificio Angelo Poretti e Best Bräu (Eurospin).
Le birre sono state servite in bicchieri standard da degustazione con una piccola quantità di prodotto e schiuma, presentate ai giudici in forma anonima e a coppie. Per ogni birra, i giudici hanno compilato una scheda di valutazione sensoriale, considerando sia le caratteristiche oggettive (come colore e compattezza della schiuma) sia le impressioni soggettive (piacevolezza di aspetto, profumo e gusto). Sono stati valutati anche frizzantezza, corpo, acidità, presenza di sapori dolci o amari, astringenza, e l’intensità e persistenza di aromi floreali, fruttati, vegetali, speziati, tostati, di lievito, cereali e malto.
I risultati: chi ha vinto la sfida del gusto?
Il giudizio complessivo del test di Altroconsumo ha rivelato una generale preferenza per le birre classiche rispetto a quelle analcoliche, sebbene con differenze significative tra i vari marchi. Le versioni tradizionali di Heineken e Peroni Nastro Azzurro sono state più apprezzate, ma con uno scarto contenuto rispetto alle loro controparti analcoliche. La preferenza per la Best Bräu classica è stata più netta, superando decisamente la sua versione senza alcol.
Sorprendentemente, le versioni analcoliche di Moretti e Birrificio Angelo Poretti hanno raggiunto lo stesso livello di gradimento delle rispettive birre classiche. In particolare, la Poretti analcolica è risultata la più apprezzata tra tutte le birre analcoliche testate, seguita da Heineken, e subito dopo, a pari merito, da Moretti e Peroni.
Differenze di sapore e aromi
Dal confronto, le birre analcoliche sono risultate generalmente leggermente più dolci rispetto a quelle tradizionali. Tendono anche a essere meno astringenti, cioè lasciano una sensazione di minore secchezza in bocca. Inoltre, le analcoliche mostrano aromi predominanti diversi: note tipiche della birra come lievito, malto e cereali appaiono leggermente attenuate, mentre le note floreali tendono a emergere con maggiore forza, conferendo un carattere più delicato ma anche differente. Queste differenze dipendono anche dai processi utilizzati per rimuovere l’alcol, che possono alterare leggermente sapore e aroma. Non sono state riscontrate differenze significative nell’intensità dei profumi o nel corpo tra birre analcoliche e classiche.
Considerazioni nutrizionali e legali
Dal punto di vista nutrizionale, ricordano da Altroconsumo, le birre analcoliche offrono un vantaggio significativo in termini di calorie. In media, una bottiglietta da 33 cl di birra analcolica apporta circa 70-80 kcal, quasi la metà rispetto alle circa 130 kcal di una birra classica. Questo perché l’alcol è una delle principali fonti caloriche nella birra.
Secondo la normativa italiana, una birra può essere definita “analcolica” se ha un contenuto di alcol non superiore all’1,2% in volume. Nel test di Altroconsumo, Moretti, Heineken e Peroni indicavano 0,0% vol, essendo quindi completamente analcoliche. Le birre del Birrificio Angelo Poretti e Best Bräu (Eurospin) presentavano una minima gradazione alcolica, rispettivamente 0,5% vol e “max 0,5% vol”.
Nota sulla trasparenza: l’immagine di apertura di questo articolo è stata generata tramite strumenti di Intelligenza Artificiale.





