Villa Canestrari, Cadis 1898 e Monte Zovo sono le prime tre aziende a produrre il Garda Doc a bassa gradazione alcolica dopo la modifica del disciplinare. Con il limite minimo fissato al 9% vol., la denominazione apre la strada al segmento del low alcol naturale. Vediamo quali sono i primi prodotti sul mercato e quali i canali più ricettivi.
Jessika Pini
11 Luglio 2026
Tempo di lettura: 3min
Cadis 1898, Garda Doc, Garganega, Paolo Fiorini, Villa Canestrari, vino low alcohol
Garda Doc è la prima denominazione italiana del vino che ha modificato il disciplinare di produzione introducendo la possibilità di produrre il Garda Garganega fermo a bassa gradazione alcolica. L’iter legislativo si è concluso ufficialmente lo scorso settembre con l’approvazione del ministero dell’Agricoltura e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Il disciplinare Garda Doc porta il titolo alcolometrico minimo per il Garganega da 10,5 a 9% vol. (articolo 6) e indica che l’ottenimento della bassa gradazione alcolica deve derivare da una gestione agronomica della vigna regolando le rese per ettaro e il titolo alcolometrico naturale minimo delle uve alla raccolta. Il bilanciamento tra zuccheri e spalla acida deve essere costruito interamente in campo, tramite la gestione della chioma o vendemmie mirate sulla Garganega (che i produttori possono poi utilizzare anche in blend). Nelle regole di vinificazione e nelle pratiche di cantina autorizzate dal disciplinare della Doc non sono menzionate le tecniche di dealcolazione che quindi sono vietate. L’unico modo per raggiungere i 9% vol. è quindi l’arresto naturale della fermentazione.
“Sempre più consumatori ricercano vini versatili, contemporanei e coerenti con un approccio al bere più consapevole, senza rinunciare alla qualità, all’autenticità e al legame con il territorio – dichiara Paolo Fiorini, Presidente del Consorzio Garda Doc –. In questo scenario il ruolo di una denominazione è quello di interpretare il cambiamento con responsabilità e visione strategica, trasformando le nuove tendenze in opportunità di crescita per le imprese”.
Il disciplinare introduce anche la possibilità di indicare in etichetta il vitigno Garganega e Chardonnay per gli spumanti Garda Doc, ma il titolo alcolometrico minimo consentito resta a 10,5%.
I primi vini Garda Doc low alcohol sul mercato
Sono tre le aziende che attualmente hanno iniziato la produzione di low alcol naturali Garda Doc: Cadis 1898 (Cantina di Soave), Monte Zovo e Villa Canestrari,
Villa Canestrari non produceva vini Garda Doc, ha iniziato proprio con l’opportunità del low alcol con Nine Garda Doc Garganega Chardonnay, un vino a gradazione alcolica moderata (9% vol.) ottenuta grazie a una vendemmia anticipata e a una vinificazione studiata per valorizzare l’equilibrio delle uve. La raccolta anticipata consente di preservare una naturale acidità e freschezza aromatica, mentre il lavoro in cantina è orientato a valorizzare struttura, volume e persistenza.
“Nine è stato accolto con interesse soprattutto nei mercati esteri – afferma Francesco Bonuzzi, titolare di Villa Canestrari –,dove la richiesta di vini più leggeri è già una tendenza consolidata, ma riscontriamo una curiosità crescente anche in Italia, in particolare nella ristorazione, nei locali che propongono un consumo più informale e contemporaneo e nel mondo della mixology, dove vini leggeri e versatili trovano sempre più spazio in aperitivi e cocktail a base vino. Non si tratta soltanto di un prodotto per neofiti: sempre più spesso chi sceglie un vino a gradazione moderata è un consumatore esperto, che desidera continuare a bere vino privilegiando equilibrio, bevibilità e occasioni di consumo diverse”.
Sul fronte cooperativo, ad aderire all’allargamento delle maglie del disciplinare è Cadis 1898 con il Garda Doc Garganega Pinot Grigio 2025 (9% vol.). Anche in questo caso si lavora sulla maturazione delle uve per arrivare in cantina a un profilo più leggero ma ancora pienamente riconoscibile come vino.
“La Garganega si presta poiché è una varietà molto duttile, con una buona identità territoriale e una naturale predisposizione a esprimere note fruttate e floreali anche su profili più agili – spiega Alberto Marchisio, direttore generale di Cadis 1898 –. La vinificazione in acciaio fa il resto, preservando la componente più fresca e diretta. Siamo alla prima campagna e il prodotto va considerato ancora in una fase di lancio e ascolto del mercato. L’interesse arriva soprattutto dai mercati internazionali più sensibili al tema della moderazione, in particolare Nord Europa, Germania e Regno Unito, ma anche dall’Italia nei contesti dove il vino viene proposto in chiave più contemporanea: wine bar, ristorazione informale, locali con attenzione al consumo responsabile, aperitivi evoluti”.