Il Gruppo Montelvini, realtà di riferimento per l’Asolo Prossecco Docg, ha avviato da alcuini anni un’attività di diversificazione che ha visto l’ingresso nel segmento no e low alcol e la proposta del vino in fusto per il canale horeca per dare, soprattutto alla ristorazione, una soluzione al superamento della crisi dei consumi. In particolare sullo sfuso l’obiettivo è promuovere una brandizzazione del vino alla spina per superare il concetto sminuente di “vino della casa” e del generico bianco, rosso, frizzante.
A inizio ottobre 2025 il Gruppo ha lanciato Montelvini 0% Alcohol Free Sparkling per i canali horeca e e-commerce. Per la fase di lancio erano state prodotte 6mila bottiglie terminate nel giro di tre settimane. “È stato il prodotto più venduto sul nostro e-shop nel mese di lancio”, afferma Sara Feltrin responsabile marketing dell’azienda –. Questa novità di prodotto ha attutito in parte il fisiologico calo della domanda che il vino tradizionale registra sempre a gennaio, andando a intercettare i consumatori che aderiscono al Dry January o che, dopo le festività, cercano opzioni ipocaloriche”. Con un residuo zuccherino di 3,4 g/100 ml (paragonabile a un extra dry) e un apporto di sole 15 kcal per calice (contro le circa 90 di un Prosecco tradizionale) l’alcohol free di Montelvini non si rivolge esclusivamente agli astemi, ma si propone come alternativa per chi desidera alternare il consumo di alcol durante la serata o concedersi una pausa durante l’anno.
Un vino alcohol free accessibile
Dal punto di vista tecnico, la base di partenza è un blend dominato dal Riesling, scelto per conferire struttura e acidità, con l’aggiunta di Moscato e altre varietà. La dealcolazione avviene tramite la tecnica dei coni rotanti, considerata tra le più sostenibili, attualmente eseguita in Germania. Il Gruppo Montelvini gestisce direttamente le fasi successive di spumantizzazione e imbottigliamento. Il confezionamento riflette un’attenzione alla sostenibilità e all’accessibilità: per il prodotto è stata scelta una bottiglia Collio caratterizzata da una grammatura di vetro inferiore rispetto agli standard degli spumanti, ed è suggerito un prezzo al pubblico di 9,50 euro; l’obiettivo è mantenere la referenza accessibile, pur garantendo un’estetica premium adatta al fuori casa.
Il vino in fusto non è un tabù
La spinta verso il basso contenuto alcolico ha coinvolto anche il brand Monvin, la linea del Gruppo dedicata al vino in fusto. A inizio 2025, l’azienda ha presentato la referenza Prodry (bianco multivarietale metodo Charmat) nella versione low da 8% vol., a cui si è affiancato lo Spritz in fusto (6,5% vol.) lanciato post-Vinitaly 2025 sempre per il canale horeca.
La provocazione, il vino in fusto arriva in bottiglia
Da maggio 2026 l’azienda porta il vino della linea Monvin in bottiglia (tre bianchi, un rosato e due rossi), inizialmente per i mercati esteri per dimostrare che qualitativamente il prodotto è lo stesso.
“È un modo provocatorio – spiega Feltrin – per scardinare il pregiudizio secondo cui il vino in fusto sia un prodotto unbranded o di scarsa qualità”.
All’estero, dove la cultura del fusto premium è già consolidata, il ristoratore potrà offrire lo stesso prodotto sia sfuso che in bottiglia, dimostrando l’equivalenza qualitativa. Al mercato italiano, ancora caratterizzato da una certa diffidenza del consumatore verso lo sfuso, l’azienda riserverà per il momento solo lo Spritz in bottiglia.
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