Vini no e low, Federvini: l’Italia può contraddistinguersi con prodotti identitari – BASSO VOLUME

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Vini no e low, Federvini: l’Italia può contraddistinguersi con prodotti identitari

Il direttore Gabriele Castelli vede in questi segmenti, soprattutto nelle basse gradazioni alcoliche naturali, un’opportunità per il settore se si manterrà il legame con i territori.

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A pochi mesi dal completamento della normativa per la produzione di vini dealcolati anche in Italia sono diverse le aziende che stanno investendo in impianti per uso proprio e /o conto terzi. Nell’attesa di conoscere i dati di Uiv – Vinitaly sui consumi del vino no e low alcol in Italia, abbiamo chiesto a Gabriele Castelli, direttore di Federvini come viene vissuto questo segmento.

Castelli, qual è la posizione di Federvini rispetto ai dealcolati?

Il tema dei vini dealcolati e parzialmente dealcolati si configura come un’importante opportunità di evoluzione e presidio del mercato. Grazie alla recente pubblicazione del decreto interministeriale MEF-MASAF del dicembre 2025, la produzione in Italia è ora possibile all’interno di un quadro normativo certo. Oggi disponiamo di una cornice legislativa chiara: non per rendere il vino un prodotto industriale, ma per consentire alle nostre aziende di competere efficacemente con i partner esteri, valorizzando l’esperienza enologica italiana in un segmento in forte crescita e rafforzando la presenza della filiera in questo nuovo mercato. Le prime evidenze mostrano inoltre un certo interesse da parte dei mercati, soprattutto esteri, e un progressivo ampliamento dell’offerta.

Si rischia uno snaturamento a favore di un produzioni abbastanza standardizzate a livello organolettico?

Il rischio di uno snaturamento si evita anche attraverso la qualità e la trasparenza. Non dobbiamo temere di chiamarlo vino, purché si sappia raccontare che dietro questi prodotti c’è la medesima competenza tecnica e la stessa cura della filiera che dedichiamo alle etichette tradizionali. La sfida in questo senso è rispondere a nuove dinamiche di consumo globale: i mercati internazionali, specialmente i più giovani, chiedono prodotti a gradazione ridotta o assente. Si è spesso ipotizzato che il segmento target riguardi soprattutto consumatori più giovani e sensibili ai nuovi trend di consumo, ma questo aspetto potrà essere valutato con maggiore precisione solo attraverso l’analisi dei primi dati di mercato.

I dealcolati restano molto divisivi mentre c’è un’apertura più generalizzata verso la bassa gradazione alcolica naturale.

I vino naturalmente a bassa gradazione alcolica sono un segmento più vicino alle logiche tipiche della nostra filiera. Si tratta di vini che non subiscono processi di dealcolazione, poiché sin dalla raccolta in vigna sono pensati per rispondere a questi parametri. Questi vini, non subendo processi estrattivi, permettono di preservare al meglio l’integrità del legame con il territorio e le denominazioni (DOC/IGT), offrendo una sintesi ideale tra la nostra identità e le nuove esigenze del mercato. I loro profili organolettici risultano più vicini ai nostri prodotti classici e i fattori di territorialità sono meglio preservati. Inoltre, questa categoria può essere designata utilizzando riferimenti geografici, qualora i vini rispettino i parametri minimi previsti dai disciplinari, rappresentando quindi il fattore distintivo più netto nel posizionamento di questo segmento di offerta.

Il divario competitivo tra l’Italia e i competitor europei che si è generata per i ritardi normativi è recuperabile?

L’Italia ha dalla sua un bagaglio di eccellenza qualitativa e di esperienza in vigna inimitabile. Se sapremo sviluppare l’innovazione tecnica nel rispetto della nostra identità, posizionarci come leader qualitativi anche in questo nuovo segmento si può recuperare lo svantaggio produttivo. La sfida consiste nel valorizzare il nostro patrimonio per presidiare nuovi segmenti, garantendo ai consumatori varietà di offerta nel segno della continuità con l’eccellenza del Made in Italy, continuando al contempo a monitorare le risposte dei mercati nei prossimi mesi.

Immagine di apertura generata dall’IA.

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