Quali sono le caratteristiche dei vini dealcolati o a basso tenore alcolico? E quali di queste sono considerate un attributo positivo da parte dei consumatori? A queste domande risponde la ricerca “L’attuale scenario dei vini totalmente e parzialmente dealcolati: offerta di mercato e determinanti del valore attraverso un’analisi di prezzo edonico,coordinata da Antonio Seccia dell’Università di Foggia e realizzata nell’ambito del progetto Prin DeWine, finanziato con i fondi del Pnrr.

Vini no alcol, quali caratteristiche vengono esplicitate ai consumatori

L’indagine ha preso in esame l’offerta dei siti internet di 107aziende che producono e vendono vini dealcolati o a bassa gradazione alcolica per un totale di 586 referenze. Il 25% delle aziende sono localizzate in Germania, un altro 25% in Italia e a seguire in Spagna, Francia, Stati Uniti e altri Paesi. Dall’analisi è emerso che i prezzi più alti sono negli Stati Uniti, l’Italia ha un prezzo medio di 15 euro/litro. In oltre un terzo della descrizione delle referenze non è indicato il paese di origine dell’uva e quando c’è proviene soprattutto da Francia e Italia. Un terzo delle aziende analizzate produce solo vini dealcolati o parzialmente dealcolati, mentre la restante parte produce anche vino convenzionale. Un 20% presentano certificazioni Halal e biologico o entrambe, il 18% evidenziano l’ottenimento di un riconoscimento.

Per quanto riguarda la tipologia di vini, oltre la metà delle referenze è rappresentata da bianchi e la restante parte è ripartita equamente tra rossi e rosati, il 58% sono vini fermi e il 42% frizzanti e spumanti, prevale il pack in vetro, mentre la lattina è ancora limitata a pochi prodotti. Per quanto riguarda la tecnica di dealcolazione, solo la metà delle aziende la riporta e risulta prevalente la distillazione. Tutte le aziende utilizzano più canali online di vendita: oltre che nel proprio sito, sono presenti nei pure portal del vino più famosi, nei portali generalisti e negli e-commerce della gdo e dei discount.

Fattori che incidono positivamente sul prezzo

Dopo aver tracciato questo quadro generale i ricercatori hanno applicato il modello del prezzo edonico, cioè il valore che il consumatore associa alle caratteristiche di un prodotto, rivolgendo la propria scelta d’acquisto verso la combinazione di attributi che ne massimizza l’utilità. “In questo caso il valore dei vari attributi delle singole referenze non sono espliciti – spiega il professor Seccia –, l’unica variabile esplicita è il prezzo di vendita, quindi abbiamo stimato l’incidenza delle singole caratteristiche sul prezzo complessivo. È emerso, per esempio, che i prodotti di aziende che si trovano in Nuova Zelanda o in Australia sono associati a prezzi significativamente più elevati al contrario dei vini no e low alcol provenienti dal Sud Africa o dall’Austria che hanno prezzi più bassi forse a causa di un’offerta più elevata che genera maggiore concorrenza o di un percepito qualitativo più basso. L’indicazione dell’origine dell’uva ha un impatto positivo sul prezzo così come l’indicazione varietale, a significare che anche in questi prodotti la trasparenza viene premiata”.

L’analisi evidenzia inoltre che le aziende specializzate solo nell’offerta di questi prodotti hanno prezzi più elevati probabilmente per il posizionamento più chiaro e il maggiore sforzo produttivo che invece viene diluito dalle cantine che producono e vendono anche i vini convenzionali. Prevale la domanda di bollicine e tra il low e il no alcohol viene preferito il secondo con le conseguenti ricadute sul prezzo. Infine, per quanto riguarda i canali di vendita, nei discount online questi prodotti sono percepiti più smart, quindi i consumatori sono disposti a pagarli di più dell’offerta convenzionale, fenomeno che non si verifica nella gdo.

Nota sulla trasparenza: l’immagine in evidenza e l’infografica di questo articolo è stata generata tramite strumenti di Intelligenza Artificiale.

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