In un mercato globale che chiede una riduzione delle gradazioni alcoliche, la cantina Gaierhof ha presentato a Vinitaly 2025 la linea Loal (Low Alcool Wines). Non si tratta di un adattamento estemporaneo alle mode, ma della maturazione di un’identità tecnica nata oltre cinquant’anni fa nel cuore della viticoltura trentina.
L’eredità tecnica del fondatore Luigi Togn
Il legame tra Loal e la storia di Gaierhof è profondo e si fonda su un’eredità lasciata dal fondatore Luigi Togn. Già negli anni ’70, Togn applicò una visione mitteleuropea alla vinificazione del Moscato Giallo, ispirandosi al metodo tedesco della Süßreserve. L’intuizione fu quella di bloccare la fermentazione e aggiungere mosto non fermentato prima dell’imbottigliamento per ottenere un vino aromatico, leggero e di grande bevibilità. Oggi, le figlie Romina, Valentina e Martina, coadiuvate dall’enologo Goffredo Pasolli, hanno ripreso e perfezionato questo protocollo per rispondere alle esigenze dei consumatori che cercano autenticità senza eccessi.
”Fu un’idea audace per l’epoca – racconta la primogenita Romina Togn – nostro padre aveva compreso che un vino aromatico, leggero e versatile poteva parlare anche a un pubblico nuovo“.

Protocollo di produzione
A differenza dei vini dealcolati tramite processi di sottrazione meccanica, i vini Loal sono il frutto di una precisa gestione enologica: il progetto sfrutta il disciplinare della IGT Vigneti delle Dolomiti, che consente di operare con un potenziale alcolico di partenza più basso.
“Abbiamo voluto lavorare con grande attenzione alla materia prima – spiega Valentina Togn – utilizzando uve provenienti da vigneti collinari della Piana Rotaliana, per ottenere vini freschi, fragranti e dalla spiccata personalità“.
Per il bianco si utilizzano le basi destinate agli spumanti, come Chardonnay e Pinot Bianco, vendemmiate in anticipo per mantenere una gradazione contenuta e una spiccata acidità, mentre per il rosato si è scelto il vitigno Schiava con una piccola aggiunta di Lagrein. Il passaggio cruciale, che definisce il profilo organolettico della linea, come per il Moscato, è l’aggiunta di mosto dolce non fermentato prima dell’imbottigliamento. Questo non solo abbassa la gradazione alcolica finale, portandola a 9°, ma conferisce anche una naturale dolcezza (siamo sui 15 g/l di residuo zuccherino, contro i 60 del Moscato).

“Il mercato sta cambiando – sottolinea Martina Togn – e noi vogliamo farci trovare pronte. L’attitudine al consumo di vino in Italia è mutata tra i più giovani, che prediligono alternative come birra o cocktail. Con Loal vogliamo riportarli ad a degustare il vino, offrendo qualcosa che li rispecchi nei gusti e nello stile di vita, ma che apporti il piacere del bere all’italiana con un occhio alla patente di guida. E questo vale anche per la generazione degli adulti, sempre più consapevoli dell’importanza del bere leggero”.





