L’idea della Gen Z come “generazione sobria” è una semplificazione eccessiva, secondo l’indagine globale “On Premise User Survey (OPUS)” condotta da CGA by NIQ. Sebbene si orientino alla moderazione, i dati mostrano che non stanno affatto rinunciando del tutto all’alcol, ma piuttosto stanno ridefinendo il loro rapporto con il consumo.

Infatti, se confrontata con il consumatore medio globale, la Gen Z è la fascia d’età che ha ridotto di meno l’assunzione di alcol nell’ultimo anno. A livello mondiale, solo il 16% dei giovani ha diminuito il consumo, contro una media generale del 20%. Questo non significa che non siano aperti a nuove alternative: a livello globale, il 21% della Gen Z prova bevande No/Low alcol, una percentuale nettamente superiore alla media mondiale del 17%.

In Italia. Non bevono meno, bevono in modo diverso

Anche in Italia, la tendenza non si discosta da quella globale. Anche se il 17% dei giovani italiani, contro il 9% della media, dichiara di optare per alternative a bassa o nulla gradazione alcolica, soltanto il 24% della Gen Z ha dichiarato di aver ridotto le dosi di alcol, una cifra inferiore rispetto al 32% dei consumatori complessivi. La maggioranza, ben il 46%, mantiene invariate le proprie abitudini, mentre il 13% dichiara di bere addirittura di più e il 17% non beve affatto.

Questa propensione alla “non-riduzione” è in parte spiegata dalla loro vivace vita sociale. Il 38% della Gen Z a livello mondiale intende aumentare le uscite nei prossimi tre mesi. In Italia, l’82% dei giovani frequenta bar e locali almeno una volta a settimana, rendendoli il principale motore del consumo fuori casa e un punto cruciale di primo contatto con i brand di alcolici. I cocktail sono la prima preferenza per il 46% della Gen Z seguiti dalla birra (37%).

“Instagrammabilità” e curiosità: le nuove regole del gioco

Le scelte di consumo della Gen Z sono strettamente legate ai social media. Questa generazione, la prima a essere nativa digitale, usa i propri profili come vetrina per le proprie abitudini. Quasi la metà (46%) sceglie il proprio drink in base alla sua “instagrammabilità”, ovvero a quanto appare accattivante e condivisibile online.

Sebbene i cocktail siano spesso più costosi, la curiosità di scoprire nuovi gusti e la volontà di proiettare un’immagine ricercata prevalgono sulla spesa. La Gen Z sta quindi ridefinendo le dinamiche del bere fuori casa con un approccio che valorizza l’esperienza e l’estetica.

Nota sulla trasparenza: l’immagine di apertura di questo articolo è stata generata tramite strumenti di Intelligenza Artificiale.

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