Il futuro del vino dealcolato si muove tra interesse e pragmatismo delle cantine italiane che non ignorano le potenzialità di questo mercato, ma nemmeno l’entità significativa dei costi d’investimento negli impianti per il processo di eliminazione dell’alcol. Questo approccio governato dalla cautela emerge chiaramente dalla ricerca Gli orientamenti dei produttori: risultati di un’indagine sull’interesse verso i vini totalmente e parzialmente dealcolati condotta da Adele Coppola dell’Università della Basilicata nell’ambito del progetto DeWine, finanziato con i fondi del Pnrr, i cui risultati completi sono stati presentati durante il convegno di chiusura del progetto, presso l’Accademia dei Georgofili.

L’indagine ha coinvolto un campione di 177 cantine di dimensioni eterogenee e distribuite su tutto il territorio nazionale: il 43% nel Mezzogiorno e il 57% nel Centro Nord Italia, queste ultime realizzano il 60% della produzione del campione. A livello di tipologie di vini, le produzioni prevalenti si dividono in maniera quasi analoga tra rossi e bianchi e una piccola parte di spumanti. Il questionario è stato somministrato tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, quindi in un momento in cui il decreto ministeriale di dicembre 2024, che consente la produzione di questi prodotti in Italia, non era ancora entrato in vigore oppure lo era da poco.

L’investimento iniziale frena gli imprenditori

Oltre il 60% del campione valuta la possibilità di produrre vino dealcolato anche se destinerebbe a questa tipologia una percentuale ridotta tra l’1 e il 5% dei volumi complessivi. La propensione cresce al crescere della dimensione aziendale: il 75% delle imprese con una produzione superiore ai mille ettolitri è disposta a dealcolare, la percentuale si riduce sensibilmente nel caso delle imprese di dimensione minore, ma il 50% di esse si dichiara interessata. Rispetto alla propensione ad investire, il 25% farebbe investimenti in impianti e tra quel 60% propenso alla produzione, il 75% si appoggerebbe, almeno in una prima fase, a terzi per testare il mercato.

Prospettive di mercato, da risolvere il limite della qualità

Per quanto riguarda la visione sulla prospettive di mercato, oltre il 50% dei produttori non propensi a produrre vino dealcolato non hanno grande consapevolezza dell’evoluzione che si sta verificando e ritengono non ci sia interesse dei consumatori verso questi prodotti che reputano peraltro di bassa qualità; viceversa la conoscenza del mercato aumenta in coloro che si dichiarano propensi a produrre e che naturalmente credono in un’espansione della domanda di queste bevande. Le uniche criticità che sollevano riguardano la scarsa qualità e i costi d’avviamento da affrontare.

Nota sulla trasparenza: l’infografica di apertura di questo articolo è stata generata tramite strumenti di Intelligenza Artificiale.

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