La voce dei distributori. Spirits & Colori: “Gli spirits zero hanno quadruplicato le vendite in un anno” – BASSO VOLUME

BASSO VOLUME

La voce dei distributori. Spirits & Colori: “Gli spirits zero hanno quadruplicato le vendite in un anno”

La mixology è la destinazione d’uso principale. Gabriele Rondani, direttore commerciale e marketing del distributore, analizza i dati di crescita del +300% ottenuti con la linea Sober Spirits e Filippo Sisti traccia la rotta tecnica per il bartender moderno: “Il cliente va educato al valore del cocktail zero alcohol”.

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Dall’edizione 2026 di Beer & Food Attraction emerge che aziende e distributori guardano alla mixology come la destinazione privilegiata dell’offerta del no e low alcohol in Italia. Sebbene il mercato sia ancora in una fase di evoluzione tecnica e di assortimento, a distanza di circa cinque anni dai primi segnali del trend, è oggi possibile tracciare un primo bilancio concreto tra numeri di vendita e risposta dei consumatori.

Iniziamo l’indagine La voce dei distributori con Spirits & Colori, distributore su tutto il territorio italiano, che a Rimini ha festeggiato 10 anni di attività con novità di catalogo sia alcoliche che analcoliche. Nel primo segmento debutta Agavesanta, un distillato made in Italy nato dalla visione del “barista profumiere” Oscar Quagliarini: un ponte sensoriale tra Italia e Messico che unisce agave 100%, olio essenziale di cedro e ibisco in una bottiglia dal forte impatto artistico ispirata alla Madonna di Loreto. A questo si affianca la storicità di Pisco Huamaní, eccellenza peruviana che dal 1890 tramanda la distillazione artigianale in alambicchi di rame. Come proposta analcolica, Spirits & Colori distribuisce Hayman’s London 0%, l’alternativa alcohol-free firmata da una delle famiglie storiche del gin inglese. La storia di Hayman’s inizia nel 1863 con James Burrough, farmacista londinese e fondatore della distilleria. Oggi, i suoi discendenti continuano a innovare e nel 2025 hanno lanciato il loro primo drink completamente 0%. Hayman’s London 0.0% presenta aromi naturali di ginepro, coriandolo e agrumi, con sentori di agrumi e pepe. Pensato per la miscelazione, è ideale con acqua tonica e una fetta di pompelmo o lime,

“Abbiamo iniziato a distribuire in Italia spiriti no alcol con la linea Sober Spirits nel corso del 2024 – afferma Gabriele Rondani, direttore commerciale e marketing di Spirits & Colori – e nel 2025 abbiamo quadruplicato le vendite”. L’azienda ha chiuso l’anno con un complessivo +5% del fatturato, un risultato che Rondani imputa alla scelta di prodotti dal posizionamento premium e capaci di portarsi dietro una storia distintiva. Aspetti che hanno fatto la differenza anche in segmenti il cui trend è in flessione, come il whisky e il rum. “Sober si distingue per essere un’intera linea di prodotti che deriva da spiriti alcolici: rum, whisky bourbon, bitter, gin, amaretto che vengono sottoposti al processo di dealcolazione per osmosi a Grasse – prosegue Rondani –, l’alcol viene poi ceduto alle distillerie per la produzione di alta profumeria. Successivamente, nel cuore della Francia, all’interno di una distilleria fondata nel 1875, i prodotti vengono ridistillati con le componenti botaniche utili a supportare la struttura e il gusto. Il target del no alcol non sono solo i giovani, ma anche i Millennials che in questo modo possono allargare i momenti di consumo. Il trend coinvolge tutta la Penisola in particolare i centri urbani di maggiori dimensioni”.

Il ruolo del bartender secondo Filippo Sisti

Dal punto di vista operativo, Filippo Sisti, mixology corpora te di Spirits & Colori, rileva la crescita del segmento no e low alcol a partire dal post Covid: “Per molti anni, la richiesta di un analcolico è stata gestita con succhi e sciroppi. Oggi l’industria mette a disposizione basi spirit dealcolate che permettono di replicare con risultati interessanti i grandi classici, dal Negroni al Paloma”. Il messaggio per i bartender è chiaro: non si tratta di una sottrazione, ma di un’alternativa di stile. “Se non lo sai, non lo vedi: il drink deve avere l’estetica e la dignità di un cocktail alcolico”. Il trend No/Lo non è guidato tanto da una richiesta consapevole dei giovanissimi, ma da una spinta proattiva dei professionisti. “La GenZ arriva al banco e spesso si affida al bartender, come del resto abbiamo fatto tutti quando abbiamo iniziato a sperimentare l’offerta beverage fuori casa – osserva Sisti –. Il barman ha quindi, nei limiti di quello che può essere un consiglio, anche il ruolo educativo di trasmettere il valore del bere consapevole, puntando non allo sballo ma alla qualità con cocktail zero o low alcol, la cui gradazione alcolica tra i 5 e i 12 gradi sta tra quella di una birra o un bicchiere di vino”.

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