Vino dealcolato, il packaging tra identità del prodotto e richiesta di formati single use – BASSO VOLUME

BASSO VOLUME

Vino dealcolato, il packaging tra identità del prodotto e richiesta di formati single use

Nella ristorazione i consumatori chiedono piccoli formati, ma i produttori italiani frenano sulla lattina non adatta al mantenimento della stabilità microbiologica e non coerente con la necessità di restare all’interno del posizionamento wine. La soluzione migliore resta la bottiglia in vetro nelle sue diverse dimensioni.

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Durante l’ultima edizione di Vinitaly quella parte del mondo del vino che sta guardando con interesse al segmento del NoLo si è interrogata su come mantenere anche in queste referenze la distintività del made in Italy sia a livello produttivo sia nella presentazione. È ormai assodato il ruolo del packaging come primo media di comunicazione del contenuto valoriale del prodotto e del suo posizionamento. Dal dibattito che si è tenuto durante la presentazione dell’Osservatorio vino Uiv-Vinitaly, i produttori si sono dichiarati concordi sulla necessità di mantenere un legame effettivo con il settore vitivinicolo. Poiché queste referenze possono legalmente chiamarsi “vino”, il packaging non deve farle percepire come semplici bevande, ma restare coerente con l’immaginario enologico.

Massimo Romani, Ceo di Argea ha sollevato la necessità di rispondere alla richiesta nella ristorazione di formati meno vincolanti rispetto alla bottiglia da 0,75 cl: “Grossisti e importatori segnalano che la domanda di formati monoporzione arriva proprio dai consumatori che vogliono gestirsi la propria scelta analcolica senza vincolare o essere vincolati al resto del tavolo. Quindi le strade sono due: o la diffusione della mescita al calice oppure dobbiamo essere noi produttori a trovare dei formati alternativi”.

No alla lattina per i vini alcohol-free

Nonostante in alcuni mercati esteri il vino in lattina sia sdoganato, da parte dei produttori presenti si è registrata una certa resistenza sia per motivi di posizionamento sia per ragioni tecniche. Alessio del Savio, Consigliere delegato, direttore tecnico presso Mionetto ha posto l’accento sulla necessità di mantenere la coerenza con il settore di appartenenza: “Se vogliamo che il prodotto resti nel solco del mondo vino, non dobbiamo presentarlo in formati diversi; è fondamentale restare sulle bottiglie tradizionali, pur adattandole nelle dimensioni”. Oltre alla questione d’immagine, esiste anche un ostacolo tecnologico piuttosto rilevante. “Il vino dealcolato – ha osservato Fedele Angelillo, Amministratore unico di Mack & Schühle Italia – è un prodotto fragile poiché viene privato del suo conservante naturale, l’etanolo e con la lattina si espone il liquido ad alterazioni microbiologiche e di conseguenza a deviazioni organolettiche”.

L’immagine di apertura è generata con l’IA.

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